Parasite (Gisaengchung)

Il miglior piano nella vita è quello di non farsi mai dei piani

Quello che si sà oggi su Parasite è che ha vinto l’Oscar come Miglior Film, Miglior Regia a Bong Joon-ho, Miglior Film Internazionale e Miglior Sceneggiatura Originale. Tutto ciò senza che venga parlata la lingua inglese, senza che si svolga in America, senza attori americani. Perchè è tutto interamente in coreano.

Ed è questa la grande svolta, la miccia che ha innescato il cambiamento, lo stupore generale. Poichè è la prima volta nella storia degli Oscar che un film straniero vince gli Oscar.

Parasite racconta la storia della povera famiglia Kim, composta da 4 membri, tutti disoccupati. Vivono in un angusto seminterrato, le cui finestre della minuscola cucina danno a uno sporco marciapiede. La famiglia osserva tutto ciò che succede agli altri desiderando una vita migliore. Ecco che improvvisamente le occasioni lavorative iniziano a fioccare, una dietro l’altra, in seguito a una “catena” di fortuna che la stessa famiglia crea. Sarà così che le loro vite si uniranno a quelle della ricca famiglia Park. Anche loro 4 membri in totale ma in una casa grande, spaziosa e minimal.

La pellicola può essere considerata un mix tra satira sociale, commedia e dramma, e thriller. Quest’ultimo è comunque alleggerito dal carattere della famiglia Kim, sempre unita, pratica, cinica e ironica allo stesso tempo. Quello che mi ha colpito di più è appunto il loro senso pratico, l’inventiva, il problem solving continuo ed efficace che applicano ad ogni situazione che affrontano senza troppi lamenti. Il loro è un nucleo con poco internet ma molto ingegno.

Caratteristica tecnica dal punto di vista della regia, montaggio e fotografia è che Bong sfrutta scene molto lunghe, approfittando dell’ampiezza della casa dei Park che permette di seguire tutto ciò che succede girando semplicemente la cinepresa. Ci sono quindi pochi stacchi tra un’inquadratura e l’altra. In tutto sono stati fatti 960 tagli, meno del doppio di un normale thriller.

Io al posto vostro andrei a vedere Parasite anche solo per curiosità. D’altronde è un film interamente sottotitolato che vi permette di entrare meglio in una nuova cultura, in un nuovo incedere di battute e accenti, in un nuovo mondo da Oscar.

Non è finita finchè ricomincia

Ho appena finito un libro che argomentava questa frase sotto ogni sua sfaccettatura. Ho trovato di grande insegnamento ragionarci su. Perchè siamo tutti spaventati che qualcosa non possa ritornare, che abbiamo “perso il treno”, che ormai l’occasione è passata. Tutto ciò mi ha riportato a pensare al concetto di tempo, a ciò che passa, a ciò che è e che potrebbe essere. Ci fossilizziamo su questi criteri temporali, dandogli delle regole che noi impostiamo. Come se fosse tutto logico, tutto prevedibile. Io penso che tutto ciò che desideriamo e ci siamo in qualche modo programmati nella vita, possa essere realizzabile, se lo costruiamo bene, mattone dopo mattone. Ma penso anche che ci siano quelle “imprevedibilità” che noi invece non calcoliamo. Aggiungiamoci che, se nel vostro percorso ben calcolato non riuscite a fare tutto nei tempi preposti, non fa niente. Potete recuperare Se cambiate idea, non fa niente. Se qualche sfumatura non disegnata da voi, si presenta, non fa niente. Godetevi il viaggio. Non forzate. Guardate quella sfumatura e pensateci bene, magari è quel pezzo mancante della vostra vita, quello imprevedibile, che però vi fa sorridere ed è a suo modo perfetto. È come quel foglietto che trovate in mezzo a un libro, quello che vi eravate dimenticati.

Voglio concludere con il titolo di questo vaneggio che ho scritto ma che, come sempre, nella mia testa aveva un senso. Se pensate che qualcosa o qualcuno nella vostra vita sia definito come “perso”, allora state all’ascolto. Perchè “Non è finita finchè ricomincia. Può sempre farlo, se non resti voltato mentre sta succedendo”.