Qualche settimana fa sono andata con un’amica in libreria per scegliere un regalo per un compleanno.

Ho cominciato così a fare la mia attività preferita: frugare tra tutti quei libri, quelli che mi attirano di più e non solo dalla copertina.

Tra le varie proposte ho scovato “Storia di Malala” in uno scaffale vicino all’entrata.

Mi hanno attratto i colori vivaci della copertina e gli occhi di questa piccola donna, così dolci e intensi.

Dopo aver dato uno sguardo alla trama , sono tornata sulla copertina frontale e l’ho comprato per me.

Quello che mi succede ogni volta che compro un libro è accantonare temporaneamente tutti quelli che stavo leggendo e buttarmi a capofitto su quello nuovo, infatti ho sempre arretrati sparsi per la camera come a rimproverarmi sulle mie letture disordinate e senza una logica.

Ma va bene così, torniamo a Malala.

Non è un semplice libro per ragazzi che ti informa sulla storia di una vincitrice del Premio Nobel per la Pace: è una garanzia sull’autenticità delle parole “possibile” e “coraggio”.

Perché sembrano due parole sentite e risentite, passate al vapore, alla piastra, girate e rigirate come un calzino tanto che quasi hanno perso il loro valore, ma i fatti sono altri.

Tutti i suoi pensieri, le sue idee, i suoi sogni per Malala sono possibili e il bello è che non ha bisogno di pensare che lo siano perché lo sa già dalla sua nascita, è insito in Lei.

Non ha bisogno di pensare che può essere coraggiosa o che potrebbe esserlo se lo volesse.

Lo è fin da quando è nata, è insito in Lei.

Allora quando non hai bisogno di pensare che sei qualcuno ma agisci direttamente in merito a ciò che sei, allora quel Tutto e Possibile e Coraggio che noi ricerchiamo, avviene direttamente.

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Questa storia di consapevolezza unita alla quotidianità di una famiglia ce la presenta Viviana Mazza, giornalista per il Corriere della Sera che, dopo accurate ricerche su Malala e la sua famiglia, ha unito tutti i pezzi di un puzzle che ognuno di noi dovrebbe conoscere per capire cosa succede a Swat (la città di Malala); le crude realtà della Piazza di Sangue; le bambine della Madrassa; la risposta della mamma quando Malala dichiara“Voglio fare politica, voglio servire questa nazione”.

L’analisi del percorso della famiglia Yousafzai viene descritto talmente minuziosamente che abbiamo l’idea di fare anche noi le valigie per spostarci dalla valle di Swat a Islamabad, al rifugio del padre a Peshawar, fino ad arrivare a Birmingham.

Seguiamo loro ed entriamo dentro Malala, che nel frattempo ha deciso che tutti devono sapere cosa succede in Pakistan e che l’istruzione è un diritto universale, senza “se” e senza “ma”.

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Infine le illustrazioni di Paolo D’Altan che, come riassunti artistici, trasmettono un senso di unione accogliendo dolcemente il lettore e aprendogli la porta a ogni nuovo capitolo.

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